06/04/12

Comunicato Stampa Associazioni Antiproibizioniste

A seguito della conferenza stampa tenutasi al Senato della Repubblica il 27 u.s., le sottoscritte Associazioni emettono il seguente comunicato:

Siamo rimasti in attesa per qualche giorno di un’auspicata risposta da parte del DPA o del ministro Riccardi, che potesse in qualche modo confutare od obiettare alle nostre argomentazioni, ma anche questa volta dobbiamo notare come le Istituzioni, quando si tratta di confrontarsi su problemi reali che colpiscono migliaia e migliaia di casi umani, preferiscono adottare la linea del silenzio.

Di fronte a questa insensibilità, pensiamo che si possa addurre a due spiegazioni:

La prima è che, essendo le prove portate in Senato talmente palesi della forsennata persecuzione in corso contro i consumatori di cannabis, riesca difficile a chiunque, prof. Serpelloni e ministro Riccardi in primis, giustificare ulteriormente le menzogne che fino ad ora sono state propinate in nome della salute e della sicurezza, e quindi il saggio silenzio evita ulteriori figuracce.

La seconda, molto più inquietante, è che ci sia una dichiarata volontà di ignorare il problema e ancor più le Associazioni che esprimono un disagio diffuso e condiviso da milioni di persone, ma non darci ascolto non servirà a farci desistere.

Come già affermato in conferenza stampa, crediamo che continuare ad ignorare gli effetti devastanti della Fini-Giovanardi, serva esclusivamente a favorire il mercato criminale dello spaccio e provochi conseguentemente un errato impiego delle FF.OO. impegnate nella repressione di una criminalità inesistente, un ingiustificato ingolfamento nei tribunali, dove i processi per reati connessi all’uso o alla coltivazione domestica di cannabis registrano una continua escalation e un allarmante affollamento delle carceri, che come dalle ultime statistiche riportate, vedono i condannati per reati minori ammontare a circa 2/3 della popolazione carceraria.

Vogliamo porre fine a questa insulsa e controproducente persecuzione, invitando il responsabili del DPA e il ministro Riccardi ad un tavolo di confronto, dove poter discutere sui vari punti di vista e trovare insieme una soluzione che, attraverso una regolamentazione della coltivazione domestica e della piccola detenzione ad uso privato, decriminalizzi milioni di rispettabili cittadini italiani.


Edoardo De Blasio (Movimento Liberali Antiproibizionisti)
Andrea Trisciuglio (Ass. Luca Coscioni)
Claudia Sterzi (Giunta Radicali Italiani)
Giancarlo Cecconi (Ass. Sensibilizzazione Canapa Autoprodotta)

28/02/12

Cari amici e compagni antiproibizionisti,

Cari amici e compagni antiproibizionisti, mi pare evidente che questo Governo, per quanto per molti aspetti migliore del precedente, sull'argomento che ci sta a cuore, cioè legalizzazione delle droghe, non abbia trovato di meglio da fare che confermare le demenziali politiche che definirò, per semplicità, Giovanardi/Serpelloni.

Il problema della tossicodipendenza competerebbe al ministero della salute, perchè gli effetti delle sostanze "tossiche", i narcotici ecc., non dovrebbero essere trattati diversamente a seconda che siano legali o illegali, è un falso logico. I tossicodipendenti in carcere o in comunità dubbie invece che in regime ospedaliero e terapeutico sono una tragedia sociale ed economica. Ma una maggiore attenzione a questa categoria non sposta di un centimetro lo stato dei diritti dei consumatori che tossicodipendenti non sono, né dei diritti dei cittadini a non dover sopportare le conseguenze delle leggi attuali sulle droghe, che nell' Italia e nel mondo producono criminalità organizzata, corruzione politica e delle forze dell'ordine, disordini sociali, danni economici giudiziari sociali ingenti e spreco di risorse.

Il Dipartimento Politiche Antidroga si è tenuto la delega del governo precedente, nei fatti, come dimostra la risposta di Serpelloni in gennaio al segretario di Radicali Italiani, in modo non verificato, e a me, nei commenti nel sito di RI sotto ad un comunicato:
"Egregi Signori Vi rispondo in via personale per dirvi purtroppo che devo deludere le vs aspettative in quanto non ci sarà alcun prepensionamento. I miei accreditamenti scientifici e professionali sono ben solidi e trasparenti" ... "Oltre a questo, fin che in Italia le leggi vigenti, fatte dal Parlamento eletto dal popolo sovrano, considerano l'uso di sostanze un illecito amministrativo oltre che dannoso per la salute e la società, io continuerò a operare in perfetta coerenza con questa legge e le evidenze scientifiche che la sostengono pienamente"
poi, ufficialmente, in questi giorni, al Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca) e a Forum Droghe, dove si rivendicano le solite bugie:
"In Italia, come in altri paesi europei, al contrario di quanto affermato, vi è stato e continua ad esserci un calo del consumo delle sostanze stupefacenti; le carceri non si sono affatto riempite di consumatori e nessuno di essi è stato arrestato in base all’uso personale di droga in quanto, come tutti sanno, la detenzione a fini di uso personale non è un reato penale ma un illecito amministrativo che non prevede l’arresto" ... "in questi anni, l’informazione scientifica di questo Dipartimento ha ottenuto il riconoscimento ufficiale delle maggiori società scientifiche italiane, europee e internazionali come il NIDA e l’ONU. Certamente, questo non può aver soddisfatto le organizzazioni di CNCA e Forum Droghe perché tali informazioni hanno mostrato esplicitamente la reale pericolosità dei danni che le droghe (soprattutto la cannabis) producono nel cervello umano. Non ci sembra, per altro, che le organizzazioni protestatarie abbiano il minimo accreditamento scientifico".

Così come le politiche del Governo Monti risolvono i problemi dei consumatori di sostanze illegali, dei malati farmacodipendenti, dei coltivatori di canapa che vengono indiziati, indagati, perquisiti, arrestati, processati, detenuti in carcere, tanto quanto un secchio svuota il mare.

Il mondo proibizionista, con tutte le sue complicità malavitose e i suoi pingui guadagni, si è arroccato; c'è il rischio che anche l'appuntamento di Vienna si risolva nel nulla. Anche i politici che teoricamente si dichiarano con noi stanno a gingillarsi da anni e niente producono di concreto. Stiamo pronti e vigili per alzare forte la nostra voce a partire da questa primavera, e per dare corpo ad una stagione di lotta nonviolenta. La vostra affezionata Claudia Sterzi :)

07/02/12

I fumatori di canapa gettano i bambini nei fiumi?

La mattina del 4 febbraio, mentre su Roma cadeva la neve, un padre ha prelevato suo figlio, di meno di 2 anni, da casa della nonna materna, e lo ha gettato nel Tevere gelato. Un fatto drammatico di cronaca, sul quale sono ancora in corso indagini, una tragedia talmente triste e disperata che invita al silenzio chiunque non abbia da portare elementi certi. Sulla vicenda, invece, è intervenuto il senatore del Pdl Carlo Giovanardi, che interviene ormai su tutto, e spessissimo a sproposito, dichiarando "una risposta purtroppo viene dal limaccioso mondo delle droghe". Giovanardi ha ricordato che quel padre infatti "non soltanto era stato già arrestato in passato per spaccio di droga, ma ha dichiarato di far uso di cannabis".

A chiunque abbia un minimo di conoscenza scientifica questo determinismo appare insensato; crisi di violenza vengono a volte scatenate da altre droghe, come ad esempio cocaina e alcool, ma sempre in soggetti che comunque violenti lo sarebbero comunque; cioè l’assunzione di sostanze può rappresentare una variabile nell’ analisi del fatto, ma non una causa.

Questa affermazione non pertinente fa il paio con l’incipit del recente “dossier” presentato dal giornale Focus, dove si afferma che un fatto di cronaca, avvenuto una decina di anni fa, l’omicidio efferato di una ragazza, sarebbe stato dovuto all’uso di cannabis; senza ricordare che l’imputato, in quel caso, era in cura presso uno psichiatra, e non per uso di droghe ma per patologie psichiche, e che nelle prime dichiarazioni rese negò l’uso di droghe, ritrattando poi quando l’avvocato impostò la linea difensiva proprio attribuendo la responsabilità del reato ad uno stato di alterazione.

Se uno squilibrato, perché non ci vuole una perizia per stabilire che chi getta un bimbo in un fiume, o chi uccide con decine di coltellate la fidanzata lo sia, compie atti di violenza, non è certo per le sostanze che ha o meno assunto; la cannabis poi è tra le meno indicate per essere additata come responsabile. Tutto questo ricorda molto da vicino la campagna con la quale in America si stabilirono i primi divieti sulla cannabis, quando Aslinger, capo del Dipartimento della Proibizione, oltre ad accusare la cannabis di essere all’origine di episodi simili, affermava che: "ci sono 100.000 fumatori di marijuana negli Stati Uniti, e la maggior parte sono negri, ispanici, filippini ed intrattenitori; la loro musica satanica, jazz e swing, è il risultato dell'uso di marijuana. Il suo uso causa nelle donne bianche un desiderio di ricerca di relazioni sessuali con essi."

Claudia Sterzi, Giunta di Radicali Italiani
Edoardo de Blasio e Augusto Tagliati del Movimento Liberali Antiproibizionisti
               

02/02/12

Perchè la memoria abbia un futuro gioverà metterci un po' del nostro


1993: il Partito Radicale promuove, e riesce a portare al voto, 8 quesiti referendari abrogativi di altrettante leggi. Fra questi, abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti (quorum raggiunto, vincono i sì), abrogazione di norme della legge elettorale del Senato per introdurre il sistema elettorale maggioritario uninominale (quorum raggiunto, vincono i sì), abrogazione delle pene per la detenzione ad uso personale di droghe (quorum raggiunto, vincono i sì).
2012: dopo quasi venti anni, quei risultati sono stati completamente stravolti da un sistema di regime governato dai partiti che sono riusciti a: ripristinare il finanziamento pubblico cambiandogli il nome, cosicché il furto di risorse economiche a danno dei cittadini e la impossibilità di un ricambio di élites non solo non sono stati abrogati ma anzi si sono aggravati; introdurre e legittimare leggi elettorali che con la volontà espressa dai cittadini niente hanno a che vedere; riempire le carceri italiane di semplici consumatori di sostanze stupefacenti che nessun altro reato hanno commesso se non quello di avere delle propensioni al consumo diverse ma logicamente equiparabili a quelle dei consumatori di tabacco o di caffè.
Che democrazia è quella nella quale la volontà dei cittadini espressa con regolare voto referendario non conta nulla? E quale esempio di rispetto della legge e della Costituzione hanno dato i responsabili di questo tradimento? Ai cittadini italiani la sentenza.

27/01/12

DROGA: informazione scorretta, il TG1 le spara grosse


Giovanardi ci aveva abituati alle sue esternazioni confuse e contraddittorie, ma nonostante non abbia più la delega alle politiche antidroga la situazione non è migliorata. Il TG1 delle 20, ierisera, ha mandato in onda un servizio nel corso del quale in poco più di un minuto si riuscivano a collezionare diverse sciocchezze, a cominciare dal titolo "Le nuove droghe OGM". Le nuove droghe delle quali parlava poi il servizio non sono OGM, sono composte da cannabis, di qualità spesso scadente, spruzzata con altre sostanze chimiche; trattandosi di prodotti illegali, nessuno può sapere quali sostanze, né si può perseguire l'adulterazione. Queste tecniche proliferano nei mercati illegali, incidendo sulla qualità del prodotto e sulla tutela dei consumatori. La stessa ricerca dello "sballo più forte" è conseguenza diretta del proibizionismo; come avviene per l'alcool e per il tabacco, nessuno cerca liquori a 90° o sigarette con contenuto esplosivo di nicotina, potendosene approvvigionare tranquillamente.
I consumatori intervistati sono stati scelti per dare del consumatore di canapa un'immagine negativa, mentre nella maggior parte dei casi non è così e i consumatori di canapa in Italia comprendono professionisti, impiegati, e persone che svolgono una normale vita lavorativa.
Non si sa di che cosa parli, quindi, lo psichiatra che descrive gli effetti di tali nuove droghe, né si capisce a che cosa sarebbero dovuti gli episodi psicotici citati; la canapa di per sé non produce episodi psicotici se non in percentuale minima e su soggetti già predisposti, in caso di abuso e non di uso.
Non serve ai genitori italiani entrare in un'ottica terroristica di analisi imposte ai figli ed esame dei pacchetti di sigarette; serve informazione corretta, chiara, onesta. A cominciare da alcuni semplici dati: morti in italia ogni anno per alcolismo, 20.000; morti per  tabagismo, fra 70.000 e 83.000; morti per canapa, 0. E, ancora, la dose letale della cannabis è da 20000 a 40000 volte la dose normale, mentre per il caffé la dose letale è tra le 100 e le 150 volte la dose normale, per esempio, e il Valium ha una dose letale pari a 7 volte la dose normale.

Claudia Sterzi, Giunta di Radicali Italiani
Augusto Tagliati, Presidente del MLA Liberali Antiproibizionisti
Edoardo De Blasio, Segretario Nazionale del MLA

25/12/11

La morte di Giuseppe Uva, un caso di vendetta tribale, a spese nostre.


Notte di giugno, 2008, Giuseppe Uva e Alberto Biggiogero, un po’ sbronzi, si accaniscono su delle transenne in una strada di Varese, spostandole; non si fa, direte, no, certo, ma mica è un delitto grave. Si ferma una macchina dei carabinieri, e da qui ci si deve affidare alla testimonianza resa da Alberto, perché quella di Giuseppe non la possiamo più avere, dato che Giuseppe Uva muore, nel giro di poche ore. Alberto, che queste testimonianze le ha date presentando due denunce, non è stato mai ascoltato e continua a ricevere minacce di morte, per sms, oltre ad una visita di “ladri” che gli hanno devastato l’abitazione.
Uno dei due carabinieri grida: “Uva! Proprio te cercavo stanotte! Questa non te la faccio passare liscia, questa te la faccio pagare!". Le botte iniziano a fioccare subito, a tutti e due, poi vengono caricati su macchine diverse (altre due macchine, della Polizia di Stato, sono sopraggiunte subito dopo), e portati nella Caserma dei Carabinieri.
Alberto, rinchiuso in una cella da solo, sente grida spaventose e urla di dolore nella stanza accanto, e chiama il 118, chiedendo l’intervento di un ambulanza, perché “stanno praticamente massacrando un ragazzo”; l’addetto del 118 fa una telefonata di controllo in caserma e gli viene risposto “No guarda, sono due ubriachi che abbiamo qui in caserma, adesso gli tolgono il cellulare”.
All’ alba sono i carabinieri stessi a chiedere un TSO per Giuseppe Uva, “uno molto agitato, violento, che minaccia tutti”; alle 8.25 viene ricoverato, alle 10.30 cessa di vivere, per cause da stabilirsi. Il Comandante del posto fisso della Polizia di Stato all' interno dell' ospedale rileva le varie ferite e i vari lividi, segni di bruciature di sigarette in faccia, bozzi e sangue posto dietro il collo, corpo tumefatto ovunque, e "si soggiunge che non c'è traccia degli slip, indumento neppure consegnato ai parenti ( perchè probabilmente intrisi di sangue ) e tuttavia non si può sottacere il riscontro obiettivo di pseudomacchie ematiche riscontrate a tergo sui pantaloni poi posti sotto sequestro con gli altri vestiti”.
La sorella, Lucia, chiamata a vedere la salma, la fotografa, nota i lividi, il pannolone, il sangue, le tumefazioni e inizia una battaglia legale cocciuta e determinata, che conduce fino ad una nuova perizia sugli indumenti, nell’ottobre del 2011, e alla riesumazione della salma, pochi giorni fa; nei pantaloni, intrisi di sangue nella zona del cavallo, tracce di "materiale biologico", non suo.
Questi i fatti, il motivo del risentimento, che ha portato alla pena di violenza, tortura e morte, sarebbe “una questione di donne”; si sa, la mente umana è un abisso, e ci sta che uomini o donne, più spesso uomini, possano desiderare di tirare due puntoni al/alla rivale, per quel famoso onore mal risposto. Da qui ad usare una caserma, sei agenti, più tutta la solita sfilza di funzionari e impiegati conniventi a vario titolo, a spese nostre, per portare a termine una vendetta spietata e miserabile, ce ne corre, ed è cosa che dovrebbe interessare tutte le autorità, a cominciare dai ministri competenti, ma anche tutti noi cittadini.

12/12/11

Cronaca del presidio antiproibizionista davanti alla Prefettura di Roma il 10 dicembre 2011

Il 10 dicembre, Giornata internazionale dei diritti umani, si ricorda la data di approvazione della Dichiarazione universale dei diritti umani, carta fondante della civiltà, così come fino ad oggi ce la siamo rappresentata, nel mondo occidentale ma non solo. I principi che guidarono la Dichiarazione venivano da lontano, e facevano parte di un universale umano che, pur nelle ripetizioni della storia, ha un percorso e un riconoscimento, sia accademico che di evidenza.
Il diritto individuale e personale ad esistere liberamente, con tutti i paletti che il diritto altrui può e deve mettere, è fra le linee della Dichiarazione, grazie alle forze liberali, e al lume della ragione; così come i diritti economici e sociali stanno ugualmente fra le linee per l’influenza di forze popolari e socialiste.
L’analisi del proibizionismo, portata avanti da svariati gruppi in tutto il mondo, fra i quali si cita il Partito Radicale per continuità e per visione transnazionale e transpartitica, e la Commissione Globale che ha recentemente rilanciato fornendo, con il suo Documento, un utile e attuale strumento, ha compreso quella della violazione dei diritti umani, sia dal punto di vista del diritto ai comportamenti individuali e personali, senza vittima, sia dal punto di vista del diritto del cittadino che deve scontare le conseguenze economiche di questo giro immenso di finanza al nero; in più, la persecuzione che in tanti paesi insiste sugli ultimi anelli di questo mercato, e si accanisce sui più deboli, sui malati, sui poveri, è di per sé una palese violazione.

Il proibizionismo è un osso duro, si manifesta in terra come un centro di potere organizzato, che muove gran parte delle finanze mondiali attraverso il traffico di armi, esseri umani e droga; una organizzazione criminale che reinveste i guadagni in corruzione degli eserciti, delle forze dell’ordine, di tutte le classi dirigenti globali, una ampia collusione tra centri di potere istituzionali e malavite organizzate, a tal punto che non si riesce spesso, e in molte zone geografiche di tutto il pianeta, a distinguere l’una dall’altra. Narcotraffico e proibizionismo sono due facce della stessa medaglia, come le cifre globali e l'evidenza dimostrano; il narcotrafficante non è solo un picciotto col ferro, nè un ispanico tatuato, è seduto nei consigli di amministrazione e nei consigli dei ministri, nelle assise internazionali altrettanto che nei vertici mafiosi.
La riunificazione dei gruppi antiproibizionisti, dal livello locale al globale, è l’unica possibile arma per spezzare questa catena viziosa; il numero delle persone coinvolte, dalla parte dei consumatori, dei coltivatori, dei farmacodipendenti, dei detenuti, dei piccoli spacciatori, è rilevante, e la configurazione in massa appare come l’unica strategia possibile, anche per tentare una conversione nonviolenta che prevenga violenti scontri sociali e disordini.
In questo percorso, verso “Vienna 2012, la fine del mondo proibizionista”, sabato mattina si sono riuniti, in pubblico, in pieno centro di Roma, a presidio simbolico della Prefettura, alcune forze politiche e movimenti che non si incontravano da molto tempo, sotto due striscioni che richiamavano uno, come il proibizionismo sia una violazione dei diritti umani, l’altro, il ricordo e il pensiero a tutti coloro che sono morti in carcere, o anche prima di arrivarci, e non di morte naturale, ma a forza di botte ad opera di squadre punitive organizzate; le parole delle striscioni non erano esattamente queste, ma non le ricordo.
Il Centro Sociale Occupato Ricomincio dal Faro ha portato un furgone sonoro ed ha iniziato la giornata con un reggae soft e molto gradevole, alle 10; c’erano più forze di polizia che presidianti, presenti il CSO, MMM, ASCIA, ARA, PIC, onorati, nel corso della mattinata, dalle visite di RI e di SEL. In altre città italiane si stavano, intanto, riunendo altri gruppi, fra i quali MLA e ALC, Comitato Verità per Aldo, a Perugia, Genova e altrove.
Quando i responsabili della sicurezza pubblica si sono resi conto che la temuta riunione si stava svolgendo, per mutua scelta, fra poche decine di persone del tutto innocue, hanno sfoltito il presidio del presidio, e le tenute antisommossa sono sparite, mentre la componente della sinistra estrema, e non vorrei offenderla, ma non si sa più come chiamarla, approfittava per passare a musiche più connotate politicamente, nelle quali si inneggiava alla ricerca casa per casa dei fascisti e dei poliziotti, generando qualche contromossa che assomigliava alle danze tribali che precedono, o esorcizzano, una battaglia. E’ però un bene che i responsabili dell’ ordine pubblico si rendano conto di che cosa le loro politiche, sulle droghe e sulla sicurezza, hanno generato, e di come abbiano ridotto il rapporto tra giovani cittadini e forze dell’ordine a una battaglia permanente, fra pressapochismo culturale e mancata formazione di ambedue; il livello di violenza e di conflitto sociale è più alto di quanto percepito da uomini politici, giornalisti, intellettuali, professori.
I gruppi antiproibizionisti, e quelli che si sono fatti responsabili di rappresentarli, esponendosi, possono trovare una via di fuga, tra violenza e sconfitta, attraverso armi nonviolente di massa, che forse hanno aspetti utopici, ma non conoscono, per ora, altra alternativa che la rinuncia alla lotta. C.S.