27/07/10

La musica di Giovanardi

Un ragazzo viene picchiato dalle forze dell'ordine e lasciato senza assistenza nelle strutture penitenziarie fino a morire di stenti? E' colpa della droga.
Una festa di massa viene mal gestita e ci sono decine di morti? E' colpa della droga (e della musica).
La musica di Giovanardi è cupa e ripetitiva. Non ci ha risparmiato neanche in occasione dell' inchiesta milanese che vede coinvolti in questi giorni vip, gestori di locali, portando al sequestro di due famosissime discoteche frequentate dai vip, lo Hollywood e il The Club, e agli arresti domiciliari cinque persone, tra cui Rodolfo Citterio, membro della Commissione comunale di vigilanza sui locali, da cui dipendono licenze e permessi per aprire un’attività.
E qui il nostro ha fatto un bel distinguo: una cosa sono i consumatori, “da curare”; "un conto è avere un problema, una malattia o un vizio, cioè essere succubi della droga, quindi essere in una situazione di dipendenza", e già qui sbaglia, perché un consumatore non è per forza malato, viziato e succube, il famigerato consumatore zombie che popola i suoi sogni. Sarebbe come dire che chi beve due bicchieri di vino in compagnia è un alcolizzato.
Ben altra cosa, ha proseguito Giovanardi, è il comportamento di chi va in televisione a "incitare i giovani a usare la cocaina, sostenendo che abbia delle proprietà terapeutiche"; si riferisce a Morgan, colpevole di non aver seguito la moda della negazione che va per la maggiore ( Mele, Marrazzo, Zaccai, ecc.ecc. ) e di aver fatto una dichiarazione sincera alle telecamere su un suo fatto personale.
"Quindi da una parte abbiamo una persona che va aiutata, mentre dall’altra parte abbiamo una persona che assume atteggiamenti che rischiano diffondere il problema”.
Dunque l' Italia vanta un sottosegretario con delega alle politiche sulle droghe che non sa distinguere fra consumo e abuso/dipendenza, che preferisce l'ipocrisia al dibattito.
A diffondere il problema, del resto, non importa che ci pensi Morgan, c'è già un sistema globale di grande successo che attraverso il proibizionismo gestisce un giro d'affari sempre in salita e sparge violenza e corruzione in tutto l'orbe terracqueo.


24/07/10

Caccia alla strega



Proseguono in tutta Italia i rastrellamenti casa per casa alla ricerca di piante di canapa, in una caccia alle streghe della quale non si riesce ad afferrare il movente.
Sono mesi che i vertici delle forze dell’ordine hanno scatenato una vera e propria persecuzione nei confronti dei siti, e dei negozi, che vendono semi di canapa e attrezzature per la coltivazione, peraltro tutta merce perfettamente legale e autorizzata; persecuzione che ha colpito anche una ditta produttrice di birra “alla canapa” (Mary Jo) e di una bibita “alle foglie di coca” (Kdrink), tutte e due in piena regola con i controlli e le autorizzazioni. Questa la politica di Giovanardi, che ha pure il coraggio di vantarsi dei primi risultati. Nella sua Relazione del giugno 2010, infatti, sottolinea come sia diminuito il consumo di cannabis ( - 9 % ) e aumentato quello dell’alcool ( + 18 %), ricevendo il plauso di Berlusconi che ha dichiarato “Meno consumo di droga significa togliere ingenti risorse alla criminalità organizzata e al terrorismo internazionale… “.
Non si capisce davvero il nesso logico, sia perché con l’accanimento sui consumatori di cannabis si è prodotto un aumento del prezzo dovuto al maggior rischio, sia perché, se veramente interessa togliere risorse al narcotraffico, l’acquisto su strada dovrebbe essere punito, eventualmente, con maggior rigore rispetto alla autoproduzione.
Non è così. Oggi chi acquista volta per volta dosi per uso personale ( quindi al maggior prezzo possibile ) dai piccoli spacciatori, in maggioranza poveri extracomunitari che non riescono a sopravvivere altrimenti, rischia una sanzione amministrativa; chi coltiva in casa canapa rischia, come ci ricordano i solerti inquirenti, dai 6 ai 20 anni di carcere.
Qualunque madre assennata ed informata, quando la mattina rimette in ordine la stanza dove il figlio ha trascorso la serata con amici, anche se si augura di non trovare alcun residuo, preferisce di gran lunga trovare cicche di spinelli che bottiglie di vodka e pacchetti di sigarette; perché ha a cuore la salute dei suoi figli. Se poi il figlio possiede la manualità e l'intelligenza per autoprodursi la canapa, evitando così le incertezze e i pericoli del mercato nero, meglio. Non la pensa così Giovanardi, che pare ignorare i drammi prodotti dalla sua politica, nel migliore dei casi, o, nel peggiore, se ne frega altamente e conta i guadagni.

16/07/10










Il 12 luglio, dopo otto giorni di Camera di Consiglio, e 5 anni di processo, il capo dei ROS, generale Ganzer, è stato condannato a 14 anni di carcere per “irregolarità” che rientrano nei capi di imputazione di traffico di stupefacenti e peculato.

Per motivi di carriera, visibilità e prestigio, la squadra di Ganzer avrebbe derogato oltre il limite del consentito alle leggi vigenti, acquistando, detenendo, comprando droga, e in particolare cocaina colombiana, con troppa leggerezza e qualche guadagno.

La sentenza ha visto reazioni opposte; da una parte un popolo inferocito dalla fredda e ottusa pervicacia dello Stato e delle forze dell’ ordine nel perseguire i cittadini qualsiasi per pochi grammi di canapa si è prodotto in battute e schiamazzi per la gioia di vedere un caporione in divisa condannato per spaccio, dall’altra ministri e autorevoli uomini delle istituzioni hanno rinnovato la fiducia a Ganzer e alla sua rivendicazione di un metodo di lavoro.

“La corruzione o l'uso di metodi discutibili da parte delle forze di polizia e della politica è uno degli aspetti più comuni e devastanti del proibizionismo. Succedeva durante il proibizionismo sull'alcool negli anni 1920 negli Stati Uniti, succede oggi in tutto il mondo sulle droghe”, scrive il sito dell’ ADUC, la miglior fonte, per informazione e correttezza, delle notizie sulle droghe, in Italia. Ed ha ragione.

Vorrei però pure sottolineare come sarebbe necessario anche fare il conto di quanto ci è costato, in euro, l’insieme delle operazioni di Ganzer e del processo a Ganzer; poi rivolgere un pensiero alle decine di migliaia di carcerati per reati di droga, spesso per pochi grammi: detenuti in carceri per le quali non si trovano soldi neanche per la carta igienica.


La buzzolona


c.sterzi
c.sterzi
12/07/2010 - 06:44
Arrestata la "opinionista" di "Uomini e donne" con 11 grammi di cocaina e un bilancino; già rilasciata, attende a casa il processo per direttissima.
Danielona Ranaldi, la strabordante signora che siede, o sedeva, alla destra di Maria De Filippi pontificando sulle presunte storie d'amore tra "Uomini e donne", è stata attenzionata dalla Polizia di Roma che, dopo averla tenuta sotto controllo per qualche giorno, l'ha trovata in possesso di 11 grammi di cocaina e un bilancino. Rimessa in libertà "in quanto incensurata", attende per venerdì un processo per direttissima.
Va benissimo, ci mancherebbe; dispiace per tutti quei ragazzi qualsiasi che con 11 grammi di droga pesante sarebbero finiti al gabbio di corsa, per uscirne chissà quando e con quanti lividi.
Proibizionismo di classe - Marrazzo dopo la sosta in convento si è reintegrato in RAI, Zaccai è stato dimesso senza la pur minima traccia di un test antidroga, Lapo si è disintossicato in America; suo zio, l' Avvocato, non ci ha mai neanche provato, a disintossicarsi.
Invece, per il cittadino qualsiasi, umiliazioni, orrori, condanne penali e sociali, allontanamento dei figli, ecc.ecc.
La settimana scorsa i carabinieri solerti hanno sequestrato merce a una ditta che produce il Kdrink, una bevanda a base di foglie di coca certificata assolutamente esente da principi droganti, mettendo a dura prova i nervi e l'economia dei titolari e dei dipendenti.
Tanti auguri, Danielona; per te, comunque vada, sarà un successo ...

13/05/10

Uso terapeutico cannabis: il caso paradossale di Fabrizio Pellegrini

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo appello dell'associazione Pazienti Impazienti Cannabis.
La mattina del 18 maggio si svolgeranno a Chieti 2 processi per lo stesso reato a carico di un paziente e membro dell'associazione Pazienti impazienti cannabis, Fabrizio Pellegrini, accusato di aver coltivato poche piantine di cannabis sul suo balcone a fini di spaccio.
La storia di Fabrizio, 41 anni, musicista e pittore, parte una dozzina di anni fa. Scopre allora che gli effetti benefici di questa pianta gli permettono di alleviare i sintomi della fibromialgia che da un po' di tempo gli rende difficile svolgere le sue attività artistico-lavorative. Ma scoperta la cura sono iniziati problemi di altra natura. Come per molti altri malati il primo interrogativo di Fabrizio fu: come accedere alla medicina? In quel periodo le possibili risposte a questa domanda erano soltanto due: o rivolgersi al mercato nero o autocoltivarsi la propria medicina.
Fabrizio, come molti altri sceglie la seconda strada. Non vuole finanziare la criminalità organizzata, non vuole correre il rischio di assumere sostanze adulterate di bassa qualità e non ha comunque la possibilità economica di sostenere i costi del mercato illegale. Decide che l'unica soluzione praticabile in assenza di alternative, e in teoria la più semplice, auspicata dalla maggior parte dei malati a livello mondiale, sia quella di coltivarsi la sua medicina.
Nel frattempo Fabrizio conosce il nascente pic, altre persone che come lui rivendicano il diritto a curarsi con questa pianta, e partecipa fin dai primi momenti alla vita del gruppo. Quando, dopo, si apre la possibilità di utilizzare la cannabis medicinale prodotta in Olanda e importata attraverso le farmacie delle Asl, Fabrizio riesce a consegnare la richiesta del medico ed ottenere una prima fornitura, ma i problemi economici e la negazione della sua Asl di farsi carico dei costi non gli permettono di proseguire la cura. Rimane sempre la soluzione precedente e Fabrizio a primavera rimette i vasetti sul balcone. Ma quasi ogni anno riceveva una visita delle FF.OO. e l' ultima casualmente proprio il giorno del suo 40esimo compleanno.
Fabrizio Pellegrini è una persona che come noi ha trovato beneficio nell'utilizzare la cannabis come medicina, ma il 18 maggio sarà un'altra volta davanti al giudice per difendere il suo e il nostro diritto alla salute. Un diritto che dovrebbe essere garantito a tutti ma che sembra non valere quando per curarsi si utilizza questa pianta. Fabrizio ha già subito arresti, condanne, prigione ed ha altri processi in corso solo per aver scelto di curarsi con una pianta. Viene considerato come uno dei peggiori criminali, rischia oltre 20 anni di galera, e soprattutto continua a non poter alleviare le sofferenze dovute alla malattia e a non poter migliorare la sua qualità di vita.
Tutto questo nonostante nel nostro paese il THC, unico principio attivo psicotropo della cannabis, sia inserito nella tabella 2b dei farmaci stupefacenti e quindi legalmente prescrivibile, e in teoria tale prescrizione sia l'unico requisito richiesto per ottenere l'importazione della medicina a lui necessaria dall' Olanda.
Fabrizio ha bisogno della solidarietà di tutti, di poter far conoscere la sua storia e di non essere lasciato solo. Chi volesse può portare il suo contributo con la presenza davanti al tribunale di Chieti la mattina dei processi.

Per scrivergli:
Fabrizio Pellegrini
www.pazienticannabis.org
info@pazienticannabis.org

10/05/10

MILLION MARIJUANA MARCH – uno sguardo radicale.

Si è svolta ieri, sabato 8 maggio 2010, la Million Marijuana March, una “iniziativa mondiale lanciata nel 1999 dal sito statunitense Cures not wars. Sbarcò nel nostro paese il 5 maggio 2001 con la campagna di autodenuncia di massa "Signor giudice ho piantato un seme" che raccolse circa 1100 autodenunce tra Palermo, Milano e Roma dove il 05-05-01 furono consegnate 645 autodenunce assieme ad alcune piantine di cannabis alla caserma dei carabinieri di piazza Venezia da una delegazione di nove persone al termine di una street antiprò partita da piazza della Repubblica e aperta da una delegazione di indiani Lakota”. … Da allora ogni anno il primo fine settimana di maggio l'Italia partecipa con Roma all'iniziativa mondiale che, partita dalle poche decine di città del 1999, coinvolge ormai più di 300 città su tre punti rivendicativi da sempre uguali in tutto il mondo: 1) fine delle persecuzioni per i consumatori. 2) diritto all'uso terapeutico della Cannabis per i Pazienti 3) diritto a coltivare liberamente una pianta che è parte del patrimonio botanico del Pianeta” ( dal sito Million Marijuana March )

Dopo aver letto i tre “punti rivendicativi” o obiettivi, come segretaria dell’ Associazione Radicale Antiproibizionisti, li ho condivisi; anche l’affermazione “la coltivazione della cannabis è un diritto naturale”, mi trova concorde.
L’anno scorso avevo partecipato da privata cittadina, seppure con la spilla della Lista Pannella Bonino. Quest’ anno ho aderito ufficialmente, il che ha preoccupato un po’ il Signor Mefisto, spero non si offenda se lo chiamo signore :), organizzatore storico della MMM in Italia, che mi ha telefonato avvertendomi che non erano ammesse insegne di partito. In effetti già avevo visto sul sito il deciso cambio dell’ organizzazione, “non saranno ammesse bandiere e striscioni di partito, di nessun partito, nè saranno ammessi camion non preautorizzati con musica diversa dal REGGAE”. Una presa di posizione piuttosto netta che si rendeva necessaria per poter gestire il marasma esplosivo che derivava dalla mescolanza della cultura della canapa con quella dei rave; non che non si vedessero più giovani ridotti con la bava alla bocca, chè alcool e skunk olandese sono più che sufficienti a ridurre un giovane metropolitano all’ ombra di se stesso, ma la manifestazione ha avuto una allure e una atmosfera più mite, più distratta, più pacifica anche nell’atteggiamento verso le forze dell’ordine che invece l’altro anno avevano ricevuto una bella dose di insulti lanciati anche dagli organizzatori.
Gli unici a rivolgersi ai poliziotti sono stati due reduci degli anni ’70, con lunghi capelli bianchi, maglietta Canapisa, che hanno sventolato loro a mezzo metro dal viso un volantino con le immagini di Cucchi, Aldovrandi, Bianzino, Eliantonio, e ne dimentichiamo sempre tanti.
Da uno dei due carri presenti sono stati invece lanciati slogan contro la libertà di manifestare dei cosiddetti “fascisti di merda”, una categoria che esiste ormai solo nei sogni inquieti dei vecchi comunisti e ahimé dei loro figli; d’ altra parte è vero che le leggi proibizioniste sono spesso ascrivibili alla destra, e pure le uccisioni in carcere, ma anche la sinistra ha fatto il suo sporco lavoro in questo senso, se non altro con l’ignavia quando non peggio.
Per esempio negando a centinaia di migliaia di giovani interessati ai temi dell’antiproibizionismo una informazione completa che comprendesse le battaglie radicali, dalla disobbedienza civile di Marco Pannella del 1975, a quelle più recenti di Rita Bernardini, battaglie parlamentari, referendarie, nonviolente.
La felice assenza dei carri tekno, che l’ anno passato rendevano impossibile la comunicazione, ha fatto però emergere la mancanza di un qualunque tipo di informazione sia politica che divulgativa e scientifica; l’informazione corretta è l’arma nonviolenta che l’antiproibizionismo oppone alle armi coercitive del sistema giudiziario e penale. Per depenalizzare, e legalizzare, è necessaria l’informazione, che incoraggia usi e costumi responsabili e autonomi; così come la legge che legalizzò in Italia l’aborto era accompagnata da norme mai realizzate, in tema di informazione biologica, sessuale e riproduttiva.
Nel metodo radicale di lavoro su obiettivi comuni anche con forze diverse, sono molti i contatti che durante la MMM l’ @.r.a. e i compagni di Radicaliroma hanno coltivato, è il caso di dire! : l’organizzazione della marcia, i Pazienti Impazienti, la coalizione Legalizziamolacanapa.org, i Giovani Antiproibizionisti, e altri.
Oggi che segnali da tutto il mondo danno come imminente un cambio deciso nelle politiche sulle droghe, dal Portogallo dove una sperimentazione di depenalizzazione del consumo avvenuta nel 2001 sta dando risultati statistici di grande rilievo, come l’abbattimento dei numeri dei sieropositivi e delle morti per droga, oltre che dei consumatori, alla zona di confine USA – Messico, straziata dalla violenza, dalla criminalità e corruzione politica derivate dalle politiche proibizioniste, in Italia, dove abbiamo una delle legislazioni peggiori rispetto a molti altri paesi “occidentali”, è necessario insistere con sempre maggior forza, tutte le forze antiproibizioniste insieme, perché si apra uno spiraglio di civiltà e di intelligenza.

05/05/10

Million Marijuana March 2010 - 8 maggio, Roma - Adesione dell' @.r.a.


Gli organizzatori della MMM comunicano: "Tre sono gli obiettivi dell’iniziativa, uguali in tutto il mondo: fine delle persecuzioni per i consumatori, diritto all’uso terapeutico della cannabis per i pazienti, diritto a coltivare liberamente una pianta che è parte del patrimonio botanico del pianeta."
Questi obiettivi sono perfettamente concordi con gli obiettivi dell'Associazione Radicale Antiproibizionisti, che quindi aderisce all' iniziativa e sarà presente. La difesa dei diritti dei consumatori, dei malati, dei coltivatori vede infatti impegnati da più di trenta anni i radicali, dalla prima disobbedienza civile di Marco Pannella del 1975 attraverso iniziative referendarie, legislative e nonviolente.
Condividiamo anche la dedica di questa edizione, a «tutte le vittime del proibizionismo massacrate di botte in galera o ancora prima di arrivarci», e vogliamo aggiungere alla dedica anche tutti i consumatori, i tossicodipendenti e i coltivatori segregati nelle carceri italiane; l'iniziativa nonviolenta in corso, dell' On. Rita Bernardini, deputata radicale, in sciopero della fame da tre settimane per l'approvazione di urgenti misure alternative alla detenzione, riguarda anche loro, visto che il 40% degli arresti in Italia avviene per violazione della legge sulle droghe.