25/11/12

Comunicato speciale sull’ uso tradizionale della masticazione della foglia di coca

Morales e la foglia di coca
XXII VERTICE ISPANOAMERICANO DI CAPI DI STATO E DI GOVERNO

Comunicato speciale sull’ uso tradizionale della masticazione della foglia di coca

I Capi di Stato e di Governo dei paesi ispanoamericani, riuniti a Cadice, Spagna, in occasione del XXII Vertice Ispanoamericano:

Ricordando il Comunicato speciale sulla coca nativa e ancestrale, patrimonio naturale della Bolivia e del Perú, approvato nel corso del XXI Vertice Ispanoamericano tenutosi a Asunción nel 2011.

Coscienti dell’ importanza di conservare le pratiche culturali e ancestrali dei popoli indigeni, nel rispetto dei diritti umani e dei diritti fondamentali dei popoli indigeni, in conformità con gli strumenti internazionali.

Riconoscono che l’uso tradizionale della masticazione della foglia di coca è una manifestazione culturale ancestrale dei popoli di Bolivia e Perù che deve essere rispettata dalla comunità internazionale.

Elenco dei partecipanti: Andorra, Argentina, Bolivia, Brasile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Cile, Repubblica Domenicana, Ecuador, El Salvador, Spagna, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perú, Portogallo, Uruguay,Venezuela. Cadice, novembre 2012

24/11/12

Global Commission/ Rapporto 2012 / pag. 8

Reuters / Lucy Nicholson
California, 3 giugno 2011 Detenuti a sedere in una sala ricreativa, dove sono ospitati a causa del sovraffollamento, presso l'Istituto maschile della California, la prigione di Stato a Chino.
 
La Suprema Corte ha ingiunto alla California di rilasciare più di 30.000 detenuti, nei prossimi due anni, o adottare altre misure per alleviare il sovraffollamento nei suoi istituti penitenziari, per prevenire "sofferenza e morte inutile. " 33 istituti penitenziari per adulti in California sono stati progettati per accogliere circa 80.000 prigionieri e ora ne contengono  145.000. Gli Stati Uniti hanno oltre 2 milioni di persone nelle prigioni statali e locali, e per lungo tempo hanno avuto il tasso di incarcerazione più alto del mondo.

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La carcerazione massiccia incrementa la trasmissione dell' HIV

Sebbene la maggior parte delle trasmissioni di virus HIV tra i consumatori di droga si verifichi all'interno delle loro stesse comunità, anche la carcerazione massiccia dei trasgressori, per reati non violenti, delle leggi sulle droghe, è un fattore importante per l'epidemia. Questo è un problema di salute pubblica critico in molti paesi, compresi gli Stati Uniti, dove la percentuale di casi di HIV e AIDS in carcere è di molte volte maggiore rispetto alla popolazione generale (9,10) e si è stimato che fino a un quarto di tutti gli americani infettati da HIV passino ogni anno per i penitenziari (11). I dati statistici per gli Stati Uniti sono in accordo con le tendenze mondiali, che registrano, in venti paesi di basso e medio reddito, una prevalenza di HIV superiore al 10 per cento tra i detenuti (12).

Gli alti tassi di incarcerazione tra i tossicodipendenti con o a rischio di infezione da HIV sono motivo di profonda preoccupazione, dato che la carcerazione è associata con la condivisione di siringhe, rapporti sessuali non protetti ed epidemie di HIV in diverse parti del mondo. La carcerazione è stata identificata come un fattore di rischio per la trasmissione di HIV nei paesi sia dell'ovest che del sud Europa, e in Russia, Canada, Brasile, Iran e Tailandia (13). La ricerca scientifica ha dimostrato che la condivisione di siringhe è la ragione principale per la diffusione dell'HIV nelle prigioni e le indagini della sanità pubblica hanno dimostrato, con tecniche genetiche virali, che i focolai di HIV sono emersi come risultato di condivisione degli aghi tra i detenuti (13-15). Come descritto di seguito, la carcerazione aumenta anche il rischio di infezione e malattia da HIV a causa dell'interruzione del trattamento antiretrovirale per quel virus.

La ricerca negli Stati Uniti, dove le minoranze etniche hanno molte più probabilità di essere incarcerate, per reati legati alla droga, rispetto ai bianchi, ha concluso che lo sproporzionato tasso di carcerazione è una delle ragioni chiave per spiegare gli alti tassi di infezione di HIV tra afroamericani (16,17). Questa è una preoccupazione urgente di salute pubblica, perché, anche se gli afro-americani costituiscono solo il 12 per cento della popolazione degli Stati Uniti, negli ultimi anni anni rappresentano oltre il 50 per cento delle nuove infezioni HIV nella nazione (18).
L'enfasi globale nell' applicazione delle leggi sulle droghe ha anche portato alla carcerazione di massa dei tossicodipendenti in "Centri di detenzione per droga" obbligatori, in particolare nei luoghi in cui l'HIV si sta diffondendo rapidamente nella popolazione (19). Sebbene questi centri varino sia nel modello che nel funzionamento, è stato ripetutamente documentato come tali centri non offrano trattamenti sulla tossicodipendenza basati sull'evidenza,  né assistenza in caso di HIV. In questi luoghi si sono verificati casi documentati di lavoro forzato, tortura e altre violazioni dei diritti umani (20). Nonostante le recenti critiche di organizzazioni per la salute e per i diritti umani, così come delle Nazioni Unite e del governo degli Stati Uniti, i Centri di detenzione per droga obbligatori  continuano ad esistere soprattutto in Cina e Sud-Est asiático (21,22).

Riferimenti bibliografici:



9


Maruschak L, Beavers R. Bureau of Justice Statistics bulletin. HIV in



prisons, 2007–08. http://bjs.ojp.usdoj.gov/content/pub/pdf/hivp08.pdf.



10


CDC. HIV surveillance—United States, 1981–2008. MMWR, 2011; 60(21):



689-693.



11


Hammett TM, Harmon MP, Rhodes W. The burden of infectious disease



among inmates of and releasees from US correctional facilities, 1997. Am

J Public Health, 2002; 92(11): 1789-1794.



12


Dolan K, Kite B, Black E, Aceijas C, Stimson GV. HIV in prison in lowincome



and middle-income countries. Lancet Infect Dis, 2007; 7(1): 32-41.



13


Jurgens R, Ball A, Verster A. Interventions to reduce HIV transmission



related to injecting drug use in prison. Lancet Infect Dis, 2009; 9(1): 57-66.



14


Yirrell DL, Robertson P, Goldberg DJ, McMenamin J, Cameron S, Leigh



Brown AJ. Molecular investigation into outbreak of HIV in a Scottish

prison. BMJ, 1997; 314(7092): 1446-1450.



15


Dolan KA, Wodak A. HIV transmission in a prison system in an Australian



State. Med J Aust, 1999; 171(1): 14-17.



16


Johnson R, Raphael S. The effects of male incarceration dynamics on



acquired immune deficiency syndrome infection rates among African

American women and men. J Law Econ, 2009; 52(2): 251-293.



17


Adimora AA, Schoenbach VJ, Martinson FE, Donaldson KH, Stancil TR,



Fullilove RE. Concurrent partnerships among rural African Americans with

recently reported heterosexually transmitted HIV infection. J Acquir Immune

Defic Syndr, 2003; 34(4): 423-429.



18


CDC. Diagnoses of HIV infection and AIDS in the United States and



dependent areas, 2009. http://www.cdc.gov/hiv/surveillance/resources/

reports/2009report.



19


Wolfe D, Carrieri MP, Shepard D. Treatment and care for injecting drug



users with HIV infection: a review of barriers and ways forward. Lancet,

2010; 376(9738): 355-366.



20


Jurgens R, Csete J. In the name of treatment: ending abuses in compulsory

drug detention centers. Addiction, 2012; 107(4): 689-691.

21

The Vienna Declaration. http://www.viennadeclaration.com.

22

Parry J. Vietnam is urged to close drug detention centres after widespread

abuse is discovered. BMJ, 2011; 343: d5739.



Global Commission/ Rapporto 2012 / pag. 7




Pattuglia della Marina degli Stati Uniti in un
campo di papaveri in Afghanistan.
Foto: United States Marine Corps (CC BY-NC 2.0)
Le strategie antidroga aggressive, destinate alla repressione del mercato delle droghe, tengono lontani i tossicodipendenti dai servizi della sanità pubblica e li spingono in ambiti clandestini, laddove il rischio di HIV si eleva notevolmente (4).
Violenze poliziesche e torture nei confronti dei consumatori di stupefacenti sono state ampiamente rese note (5), ma altrettanto comuni sono la persecuzione da parte delle forze dell’ordine, la confisca di aghi puliti e l’arresto per il possesso di siringhe, ed è stato ripetutamente dimostrato che tutte queste azioni incrementano l’uso condiviso di siringhe usate e altre pratiche di iniezione a rischio (6,7).

Le istituzioni responsabili dell’applicazione delle leggi sulla droga contribuiscono alle condotte a rischio di infezione da HIV, e questo può e deve essere evitato. Uno studio pubblicato sulla rivista medica britannica The Lancet ha preso in considerazione il modo in cui la contrapposizione con la Polizia promuova le condotte a rischio di HIV e ha stimato che fino al 19% delle infezioni da HIV fra i tossicodipendenti di Odessa, Ucraina, potrebbero essere evitate se si mettesse un termine agli abusi della polizia contro i consumatori di droghe (8).
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In molti luoghi è stato dimostrato che leggi severe sulle droghe aumentano i comportamenti a rischio di infezione da HIV e tengono lontani i consumatori dai servizi di sanità pubblica. Le seguenti parole di una giovane donna di Mosca descrivono il timore causato da una applicazione aggressiva delle leggi sulle droghe:





Un consumatore di droga si fa iniettare eroina, conosciuta localmente come  azúcar morena, da un suo
compagno in un vicolo della città Siliguri in India orientale.
Foto: Reuters / Rupak De Chowdhuri
“ La paura. La paura. Questo è il motivo principale. E non solo la paura di essere scoperta, ma la paura che se ti catturano non puoi trovarti la dose. Quindi, oltre ad essere perseguitata, e derubata (dalla polizia), si corre il rischio di ammalarsi. Ed è per questo che usi una qualsiasi siringa disponibile in quel momento in quel posto”.

Riferimenti bibliografici:


4

Kerr T, Wood E. The public health and social impacts of drug market enforcement:

a review of the evidence. Int J Drug Pol, 2005; 16(4): 210-220.

5

Jurgens R, Csete J, Amon JJ, Baral S, Beyrer C. People who use drugs,

HIV, and human rights. Lancet, 2010; 376(9739): 475-485.

6

Rhodes T, Mikhailova L, Sarang A, et al. Situational factors influencing drug

injecting, risk reduction and syringe exchange in Togliatti City, Russian

Federation: a qualitative study of micro risk environment. Soc Sci Med,

2003; 57(1): 39-54.

7

Sarang A, Rhodes T, Sheon N, Page K. Policing drug users in Russia: risk,

fear, and structural violence. Subst Use Misuse, 2010; 45(6): 813-864.

8

Strathdee SA, Hallett TB, Bobrova N, et al. HIV and risk environment for injecting

drug users: the past, present, and future. Lancet, 2010; 376(9737):

268-284.



06/10/12

Global Commission/ Rapporto 2012 / pag. 6


La guerra alla droga e la pandemia di HIV/AIDS


La guerra globale contro le droghe sta incrementando la pandemia di AIDS fra i consumatori di droghe e i loro partner sessuali. Si stima che oggi, nel mondo, 33 milioni di persone vivano con l’HIV, e i consumatori di droghe da iniezione rappresentino approssimativamente un terzo delle nuove infezioni da HIV, esclusa l’Africa subsahariana.  Mentre il numero di nuove infezioni annuali è diminuito a partire dagli ultimi anni ’90, l’incidenza dell’ HIV è aumentata di più del 25% in sette paesi, nello stesso periodo, in gran parte come risultato di trasmissione di HIV in relazione all’uso di droghe iniettabili. Cinque di questi paesi sono in Europa Orientale ed Asia centrale, dove la guerra alla droga si sta combattendo con modalità aggressive, e, come conseguenza, il numero di persone che vivono con l’HIV in questa parte del mondo è quasi triplicata, dal 2000 (1).

A livello mondiale, si stima che circa 16 milioni di persone si iniettino droghe illegali; di questi, 3 milioni, o quasi una su cinque, vive con l’HIV. Si stima che la prevalenza media dell’ HIV tra coloro che si iniettano droghe in Cina, Stati Uniti e Federazione Russa – i tre paesi che hanno il maggior numero di consumatori di droghe da siringa – sia rispettivamente del 12%, del 16% e del 37% (2). Dunque queste statistiche segnalano la presenza di una grave emergenza pubblica sanitaria; evidenziano il ruolo causale che i metodi punitivi associati alla applicazione della legge sulla droga hanno svolto nell’ incremento dell’epidemia di HIV in tale popolazione (3). Come si descrive in seguito, trattare il consumo di droga come un reato accresce l’epidemia di HIV attraverso vari meccanismi.

COME LA GUERRA ALLE DROGHE ACCRESCA LA PANDEMIA DI HIV:

*La paura dell’arresto spinge i consumatori di droghe a restare nascosti, lontani dai test per l’HIV e dai servizi di prevenzione, in ambienti ad alto rischio.

*Le limitazioni nella distribuzione di siringhe sterili ai consumatori hanno come conseguenza un uso maggiore di siringhe condivise.

*Le proibizioni o restrizioni delle terapie di somministrazione di oppiacei e altri trattamenti basati sull’evidenza hanno, come conseguenza, tossicodipendenze non curate e comportamenti a rischio di HIV evitabili

*Le condizioni di vita e la mancanza di mezzi di prevenzione del’ HIV nelle carceri producono contagi di HIV tra i consumatori di droghe in carcere.

*Le interruzioni della terapia antiretrovirale  per l’HIV provocano un aumento della carica virale dell’ HIV con la conseguente trasmissione di HIV e aumento della resistenza agli antiretrovirali.

*I già limitati fondi pubblici vengono dispersi in dannosi e inefficaci sforzi repressivi, invece di essere investiti in strategie comprovate di prevenzione dell’ HIV.

Riferimenti bibliografici:



1

UNAIDS report on the global AIDS epidemic 2010. http://www.unaids.org/

globalreport/documents/20101123_GlobalReport_full_en.pdf.

2

Mathers BM, Degenhardt L, Phillips B, et al. Global epidemiology of

injecting drug use and HIV among people who inject drugs: a systematic

review. Lancet, 2008; 372(9651): 1733-1745.

3

Beyrer C, Malinowska-Sempruch K, Kamarulzaman A, Kazatchkine M,

Sidibe M, Strathdee SA. Time to act: a call for comprehensive responses

to HIV in people who use drugs. Lancet, 2010; 376(9740): 551-563.

25/08/12

Global Commission / Rapporto 2012 / pag. 5

RIASSUNTO DELLE RACCOMANDAZIONI DI QUESTO RAPPORTO  


Le seguenti iniziative devono essere assunte dai dirigenti nazionali e dal Segretario Generale dell’ONU, così come dall’ Ufficio delle Nazioni Unite contro le droghe e il crimine, dall’UNAIDS e dalla Commissione sui Narcotici.
 
1. Riconoscere e affrontare le relazioni causali fra la guerra alle droghe e la propagazione dell’ HIV/AIDS, la violenza del mercato delle droghe e altri danni sociali e sanitari (per esempio, l’epatite C)
 
2. Prendere atto che le condotte a rischio di contagio di HIV, risultanti sia dalle politiche repressive di controllo sulle droghe, che dalla mancanza di finanziamenti di strategie basate sull’ evidenza, sono la principale causa della diffusione dell’epidemia di HIV in molte regioni del mondo.
 
3. Fare pressione sui governi nazionali affinché mettano fine alle pratiche di detenzione e incarcerazione delle persone che fanno uso di droghe senza causare danni a terzi.
 
4. Sostituire gli strumenti, inefficaci, centrati sulla criminalizzazione e la punizione dei consumatori di droghe, con interventi basati sull’ evidenza che riaffermino i diritti e che riducano in maniera significativa e comprovata le conseguenze negative, per gli individui e per le comunità, dell’ uso di droghe.
 
5. I paesi che sottoutilizzano sperimentati strumenti di salute pubblica devono aumentare immediatamente l’ implementazione delle strategie basate sull’ evidenza, che riducano i contagi da HIV e che proteggano la salute dei consumatori di droghe, inclusa la distribuzione di siringhe sterili e gli altri programmi di sicurezza dell’ iniezione. Non servirsi di tali strumenti è un crimine.
6. I settori pubblico e privato devono investire in una serie di opzioni basate sull’ evidenza, e di facile accesso, per il trattamento e la cura della dipendenza dalle droghe, compresa la somministrazione e il trattamento assistito con eroina. Queste strategie diminuiscono la morbilità e la mortalità; inoltre, riducendo la domanda globale di droghe, limitano la dimensione, e le dannose conseguenze, del mercato delle droghe.
7. Tutte le autorità, dal livello municipale a quello interregionale, devono riconoscere il chiaro fallimento della guerra alle droghe nella riduzione significativa dell’ offerta, e, nel farlo, devono abbandonare i metodi repressivi convenzionali  valutati attraverso “risultati” (per esempio arresti, sequestri, condanne) che non si traducano in conseguenze positive per la società.
8. Valutare i risultati delle politiche sulle droghe attraverso indicatori che abbiano un significato reale nella società, come la riduzione del tasso di contagio da HIV e di altre malattie infettive (come l'epatite C, per esempio), la diminuzione dei morti per overdose, della violenza correlata al mercato delle droghe, del numero dei carcerati e dell'uso problematico di sostanze.
9. Convocare gli organismi di sanità pubblica nelle Nazioni Unite per trovare risposte al consumo di droghe e ai danni relativi, e per promuovere risposte basate sull' evidenza. Altri organismi, compreso il Comitato Internazionale di Controllo dei Narcotici, devono sottoporsi ad una revisione esterna per garantire che le politiche promosse non contrastino con la sicurezza e con la salute sociali.
10. Agire con urgenza: la guerra alle droghe ha fallito, e milioni di nuovi contagi da HIV e di morti per AIDS si possono evitare, se si prendono immediati provvedimenti.


(Le raccomandazioni del rapporto della Commissione Globale delle politiche sulle droghe del 2011, “Guerra alle droghe”, sono riassunte nella controcopertina del presente report)

21/08/12

GLOBAL COMMISSION / Rapporto 2012 Sintesi


Manifestanti davanti all' Ambasciata russa di Londra chiedono la introduzione delle  terapie di somministrazione di oppiacei e l' incremento dei programmi di acesso alle siringhe


Foto: Red Internacional de
Personas que Usan Drogas
.inpud.net


LA GUERRA ALLE DROGHE E L’HIV/AIDS: Come la guerra alle droghe aiuti a diffondere la pandemia mondiale

SINTESI
La guerra globale contro le droghe sta facendo crescere la pandemia di HIV/AIDS fra i consumatori di droghe e i loro partner sessuali. In tutto il mondo, ricerche scientifiche hanno ampiamente dimostrato come le strategie repressive legate all’applicazione delle leggi antidroga allontanino i consumatori di droghe dai servizi di sanità pubblica e li obblighino a restare in ambienti clandestini, dove il rischio di contrarre l’HIV aumenta notevolmente.  Anche l’incarcerazione massiccia di persone, per delitti non di violenza, connessi all’uso di droghe, gioca un ruolo importante nell’aumento del rischio di contagio con HIV. Questo fattore è un punto critico per quel che riguarda la salute pubblica in molti paesi, compresi gli Stati Uniti, dove si stima che circa il 25% degli statunitensi contagiati dal virus HIV transitino annualmente nel sistema penitenziario, e dove gli alti tassi di incarcerazione si trovano tra le principali cause esplicative del grande aumento della diffusione di HIV fra gli afroamericani.
E’ stato dimostrato che anche le strategie aggressive del rigore, utilizzate dalle istituzioni responsabili della applicazione delle leggi rivolte ai consumatori di droghe, hanno creato delle barriere alla cura dell’ HIV. Le conseguenze sulla salute pubblica delle interruzioni delle terapie contro l’ HIV, causate dalla applicazione delle strategie repressive anti—droghe, non sono state sufficientemente riconosciute come un grosso ostacolo agli sforzi per il controllo della pandemia globale di HIV/AIDS,  nonostante l’evidenza dimostri che la cura dell’ infezione da HIV riduce considerevolmente il rischio che le persone contagiate lo trasmettano.
La guerra contro le droghe ha provocato una distorsione delle politiche pubbliche grazie alla quale si sono minimizzate o ignorate la cura delle dipendenze e le misure di salute pubblica basate sull’evidenza. Sebbene si tratti di un problema comune a livello internazionale, un certo numero di paesi, incluso Stati Uniti, Russia e Tailandia, trascurano l’evidenza scientifica e le raccomandazioni della Organizzazione Mondiale della Sanità e oppongono resistenza all’ applicazione dei programmi di prevenzione dell’ HIV basati su tale evidenza, con conseguenze devastanti. Per esempio, in Russia, un adulto su cento,  attualmente, ha contratto l’ HIV.
Al contrario, i paesi che hanno adottato terapie per le dipendenze basate sull’evidenza e misure di sanità pubblica hanno dimostrato che l’ epidemia di HIV tra i consumatori di droghe – così come i tassi di uso di droghe iniettabili, sono diminuiti in modo notevole. Per giungere a questa conquista esistono orientamenti chiari e consolidati; gli strumenti della prevenzione dell’ HIV sono stati sottoutilizzati, mentre si ritardava il cambiamento delle dannose politiche di guerra alle droghe.
La causa potrebbe essere nella erronea supposizione che i sequestri di droghe, gli arresti, le condanne penali, e gli altri indici comunemente usati per valutare i “risultati” della applicazione delle leggi sulle droghe, siano stati efficaci, in generale, nella riduzione della disponibilità di droghe illegali. Invece, i dati dell’ ONU dimostrano che la fornitura mondiale di oppiacei illeciti, come l’eroina, è aumentata di più del 380% negli ultimi decenni, passando da 1000 tonnellate nel 1980 a più di 4800 tonnellate nel 2010. Questo aumento è coinciso con la diminuzione del 79% del prezzo dell’ eroina in Europa fra il 1990 e il 2009.
Altre prove evidenti del fallimento della guerra alle droghe nel controllo dell’offerta delle sostanze illegali si trovano esaminando i dati del controllo sulle droghe degli Stati Uniti. Per esempio, nonostante ci fisse stato un aumento di più del 600% nel budget federale antidroga degli Stati Uniti dall’inizio del decennio degli anni ’80, nello stesso periodo il prezzo dell’eroina è diminuito dell’80% e la purezza dell’eroina è aumentata di più del 900%. Un modello simile di riduzione del prezzo e aumento della purezza delle droghe si può osservare nei dati del sistema di controllo delle droghe americano per altre droghe comunemente utilizzate, incluse cocaina e cannabis.
Come era successo con la proibizione dell’alcool negli Stati Uniti nel decennio 1920/1930, attualmente la proibizione mondiale sulle droghe fomenta la violenza del mercato delle droghe in tutto il mondo. Per esempio, si stima che, dal 2006, più di 50000 persone sono morte in conseguenza alle azioni militari delle forze di governo messicane contro i cartelli del narcotraffico. Mentre i partigiani delle strategie repressive antidroga potrebbero opporre che un tale spargimento di sangue debba diminuire la capacità del mercato di droga di produrre e distribuire droghe illegali, stime recenti suggeriscono che la produzione di eroina messicana è aumentata di più del 304% dal 2004.
Mentre cresce l’epidemia di HIV nelle regioni e nei paesi , spinta principalmente dall’uso di droghe iniettabili, e con prove recenti che dimostrano come le infezioni relative all’ uso di droghe iniettabili stiano aumentando in altre regioni, inclusa l’Africa subsahariana, si deve affermare che il momento di prendere la guida è ora. Per sfortuna gli organismi di salute pubblica nazionali e delle Nazioni Unite sono stati ignorati. Mentre la guerra alle droghe continua, incrementando l’epidemia di HIV in molte regioni, diverse istituzioni di sicurezza pubblica e agenzie dell’ONU continuano rivendicando attivamente un’azione aggressiva di politiche antidroga a scapito della salute pubblica. Una qualsiasi prudente valutazione degli impatti della guerra alle droghe concluderebbe che molte organizzazioni nazionali e internazionali responsabili della riduzione del problema delle droghe, hanno in realtà contribuito ad un deterioramento della salute e della sicurezza della comunità. Questo deve cambiare.

18/08/12

Un dialogo tra sordi

Il dibattito pubblico sulle droghe illegali sembra prendere il via, dopo false partenze e seppellimenti. Per ora, però, non si vede lume.
La criminalità organizzata vive e prospera con il proibizionismo, dicono i radicali, Roberto Saviano, Vasco Rossi, procuratori, magistrati, e via via;
La criminalità organizzata vive e prospera con i soldi dei consumatori, rispondono in coro Giovanardi Serpelloni, onorevoli e pretonzoli (e mafiosi).
E' un fatto di libertà, di diritto ai comportamenti privati, di sacrosanta liceità di fare i fatti propri in casa propria senza danneggiare nessuno, aggiungono i radicali, ecc.ecc.
Ah sì? E voi vorreste vendere la droga davanti agli asili? rispondono i 4 + 4 del DPA.
Si tratta di legalizzare, non di liberalizzare, insistono i radicali, ecc.ecc.
Incoscienti, libertini, sventati, pregheremo per voi. Amen, replicano i proibizionisti del gruppo Lepanto.
Se si parla di iniziare a tentare strategie diverse, cominciando con piccoli semplici passi come la depenalizzazione della coltivazione della canapa per uso domestico, si viene redarguiti sui terribili danni cerebrali che la "canapa d'oggi", cioè il prodotto senza alcun controllo, affidato nelle mani di persone che scrupoli non se ne fanno, produce negli adolescenti.
E' ovvio che se un ragazzo di 14 anni si finisce dalle canne di white widow bene non gli fa; non importa che consumi per essere uno psicotico, lo è già. Ma gli studi sugli effetti che la cannabis ha sul cervello degli adolescenti, e dei topi adolescenti (sic), sono il pezzo forte di Serpelloni.
La libertà costa cara, ha detto oggi Vasco Rossi in uno dei suoi clippini.
Sì, molto cara, ma ne vale sempre la pena.
Il nemico che, come antiproibizionisti, abbiamo di fronte però non va sottovalutato; un impero che fattura più di ogni altro, insieme ai suoi mercati paralleli di armi e di esseri umani. Un impero che si basa sull' equilibrio tra proibizione e prezzi, che prospera nell'illegalità totale, tra corruzione, violenza, crudeltà di ogni genere.
Il contrario della parola libertà, in effetti, è la parola proibizione.
Viva la libertà.